Un racconto del parto visto come potente rito di iniziazione e un'esperienza sensuale. Una testimonianza in cui il dolore viene trasformato in canto. Una ricerca esotica, in cui l'autrice Elena Skoko vi porta sull’isola di Bali e tra le sue tradizioni, attraversando scenari di nascita nel mondo occidentale, e culminando nell'amicizia con l'ostetrica e poetessa Ibu Robin Lim. Il libro descrive in dettaglio il lotus birth. Acuto, semplice e diretto si legge in una notte e fa sognare.
Wednesday, September 24, 2014
L'anteprima del nuovo sito www.singingbirth.com!
Vi annuncio l'anteprima del mio nuovo sito www.singingbirth.com!
Visitatelo e fatemi avere le vostre preziose impressioni.
Monday, September 22, 2014
Monday, September 8, 2014
Convegno sui Diritti Umani nella Nascita, Sabato 20 settembre a Roma
Diritti Umani nella Nascita
Sabato 20 Settembre 2014
ore 9.30-13.00
Sala Convegni del Complesso logistico Pio IX,
Circolo Ufficiali dello Stato Maggiore dell’Esercito,
Viale Castro Pretorio n. 95, Roma
Programma
9.30: “I diritti umani nella nascita e
il movimento internazionale”
Avv. Alessandra Battisti, avvocato e Legal Advocacy
Coordinator in Italia di Human Rights in Childbirth
9.40: “L’attivismo grass-rooots per la
promozione dei diritti nella nascita e la funzione del
documentario scientifico “Microbirth”
Dott.sa Elena Skoko, scrittrice e Political Advocacy
Coordinator in Italia di HRiC
10.00: “La dignità umana nel
costituzionalismo contemporaneo”
Prof. Salvatore Bonfiglio, Diritto Pubblico Comparato e Diritto
Costituzionale italiano e comparato, Università Roma TRE, Facoltà di Scienze Politiche
10.20: “Il consenso informato in
ostetricia”
Avv. Vania Cirese, avvocato del Foro di Roma e
Responsabile dell’Ufficio Legale Nazionale dell’AOGOI, Consulente del Collegio
delle Ostetriche di Milano-Lodi
10.40: “La partecipazione attiva delle
Madri nel percorso nascita: esempio dei Castelli Romani”
Michela Cericco, Responsabile Legale de “La Goccia
Magica”, organizzazione di volontariato a sostegno dell’allattamento materno
11.00: Coffee break
11.15-12.15: Proiezione in
contemporanea mondiale del documentario scientifico “Microbirth”
di Toni Harman e Alex Wakeford
12.15: Dibattito e question time
condotto da Ivana Arena, ostetrica
13.00: Fine dei lavori
Si fa
presente che il convegno è gratuito ma il numero dei posti è limitato ed è
richiesto un abbigliamento formale. Possibilità di parcheggio all’interno
previa comunicazione.
Per informazioni e iscrizioni:
italy@humanrightsinchildbirth.com oppure hric.italy@gmail.com
italy@humanrightsinchildbirth.com oppure hric.italy@gmail.com
Saturday, September 6, 2014
Risposta di Verena Schmid alla FNCO sul VBAC a casa
Alla Presidente della FNCO Miriam Guana
Al Comitato centrale FNCO
Roma
Lettera aperta
Oggetto: Parere tecnico redatto e approvato della FNCO riguardo al HBAC (Home Birth After Cesarean)
Cara Miriam,
la lettura del parere tecnico della FNCO rispetto all’assistenza a domicilio delle donne precesarizzate mi ha disorientato, sia per la presunta o parziale scientificità, sia perché non vi ho trovato niente del pensiero della midwifery o dell’etica dell’ostetrica.
Vorrei quindi commentare alcuni dei punti salienti e fare una proposta:
Punto 1: prima si afferma che
La probabilità di una rottura d’utero con una singola incisione trasversale del segmento inferiore è del tutto sovrapponibile a quella di donne con utero integro. (RCOG 2007, ACOG 2004)
Nonostante ciò è raccomandato nelle linee guida che
l’effettuazione del travaglio/parto presso strutture dotate di risorse professionali e tecnologiche adeguate ad assicurare un controllo continuo delle possibili complicanze e le immediate cure d'emergenza.
Qui l’ostetrica si dovrebbe porre e difendere i criteri della midwifery senza cedere al falso mito della sicurezza in ospedale.
La comunità scientifica tanto citata dice anche altre cose che vengono sistematicamente ignorate dal modello medico, che però possono rispondere alle raccomandazioni di qui sopra da un punto di vista della midwifery:
• in una donna sana con bambino sano a termine l’auscultazione intermittente del bcf è sicura e sufficiente. Il ctg porta solo a un aumento di tagli cesarei, non a un migliore outcome. Le donne con VBAC che hanno avuto una gravidanza fisiologica a termine dispongono delle stesse risorse delle donne con precedente parto vaginale.
• La modalità assistenziale più sicura e efficace è la continuità dell’assistenza.
• Il rispetto della fisiologia nel parto previene le complicanze del parto e produce migliori esiti per madre e bambino.
• Una buona sorveglianza clinica permette il riconoscimento precoce di eventuali complicanze che richiedono cure mediche.
• Gli interventi non necessari usati di routine in ospedale producono effetti avversi per madre e bambino.
Vorrei ricordare che le statistiche delle complicanze dei VBAC provengono dagli ospedali dove vengono praticate induzioni e epidurali anche su donne precesarizzate, dove viene somministrato loro ossitocina e dove sono spesso costrette a partorire immobili nella posizione litotomica, già dannosa di suo, magari pure con la Kristeller. Anche l’uso della ventosa non fa certo bene al segmento uterino inferiore. Non esiste inoltre un confronto tra pratiche ospedaliere di VBAC e pratiche ostetriche intra- o extraospedaliere, quindi non si può affermare che le complicanze in tutti i casi siano quelle pur minime citate nelle ricerche.
Non si può neanche pensare che chi ha creato l’epidemia dei cesarei (il modello medico) possa guarirla.
Oggi in tutto il mondo sono le ostetriche e solo loro che hanno gli strumenti per normalizzare il parto e in questo, che dovrebbe essere il loro principale compito, vengono fortemente ostacolate. Quindi la FNCO, che ci dovrebbe rappresentare, dovrebbe a mio parere assumere un punto di vista diverso da quello medico e sostenere le ostetriche nel perseguimento di questo obiettivo.
La comunità scientifica citata nel documento evidentemente non tiene conto delle esperienze di HBAC. Dato il numero altissimo di donne che hanno subito un cesareo innecessario e la scarsissima possibilità del VBAC negli ospedali, l’HBAC è aumentato in tutti i paesi del mondo. I risultati dell’HBAC in esiti positivi sono ben superiori a quelli ospedalieri: mi riferisco a uno studio sulle donne Amish in America, a una statistica di un’ostetrica spagnola con 150 HBAC, all’esperienza di Nancy Wainer, autrice del libro „Silent knife“ che assiste i HBAC dagli anni 80 e ad altre esperienze extraospedaliere incontrate: il successo in parto vaginale spontaneo è tra il 95 e il 97 % (contro il 50-60% in ospedale), le complicanze sono praticamente assenti, i trasferimenti in ospedale inferiori rispetto a quelli del parto domiciliare con donne integre.
In questo tipo di assistenza ci sono alcuni punti chiave in comune che potrebbero essere dei caposaldi e che offrono sicurezza:
• La continuità dell’assistenza (che permette tra altro l’elaborazione dell’esperienza precedente)
• Una buona preparazione al parto e il trattamento della cicatrice
• Un’alta motivazione della donna
• Un’assistenza rispettosa della fisiologia: inizio spontaneo del travaglio, libertà di movimento, sostegno emotivo, analgesia fisiologica, accompagnamento spontaneo delle spinte, l’uso dell’acqua
• Un’accurata vigilanza
• Un’alleanza terapeutica con la donna
In questo consiste l’arte della midwifery e in questo senso dovrebbero essere interpretati a mio parere i punti 2,3 e 4 del vostro documento!!
Arriviamo alle conclusioni del documento:
Se l’ostetrica deve informare la donna sui rischi del TOL, la deve informare anche sui rischi della medicalizzazione aggiunta, sulla scarsità di possibilità di ottenere un VBAC in ospedale e sullo scarso successo dei VBAC in ospedale.
Che il parto a domicilio sia una pratica non prospettabile non è sostenuto dalla ricerca e dalle esperienze, come esposto sopra, quindi non sarebbe un’informazione corretta da dare.
L’ostetrica a domicilio può “assicurare una sorveglianza intensiva delle condizioni cliniche materno-fetali, un’individuazione tempestiva delle possibili complicanze” e può trasferire la donna in ospedale prima che avvenga un’eventuale rottura d’utero per l’immediatezza delle cure d'emergenza in caso di rottura d’utero, evenienza che, come dice il vostro documento all’inizio, non è superiore a un parto senza precedente cesareo. Inoltre la rottura d’utero sulla cicatrice è meno drammatica di una rottura d’utero spontaneo.
Di nuovo viene citato l’ospedale come luogo di assoluta sicurezza, cosa non corretta, poiché se andiamo a verificare le complicanze, ce ne sono di più in ospedale che a domicilio.
Purtroppo alcuni drammi si sono consumati proprio in ospedale e troppo spesso perché la donna veniva indotta ed era costretta all’epidurale.
Dobbiamo ricordarci anche che il parto in genere non è sicuro in assoluto e se vogliamo sostenere il parto a domicilio, l’ostetrica e la midwifery bisogna accettare che qualche raro esito avverso possa esserci, al di là dell’operato dell’ostetrica, così come succede anche in ospedale. Statisticamente gli esiti avversi sono pari o inferiori a quelli in ospedale, ricordiamolo sempre. E la FNCO a mio parere dovrebbe sostenere le ostetriche sue iscritte se vuole promuovere il parto a domicilio e far sì che l’ostetrica sia a fianco della donna, non metterle sotto pressione (e far sì che altre prendano il loro posto).
Alla fine la scelta del tipo di rischio da assumersi è della donna, una scelta che può fare solo in base a una onesta informazione.
Mentre il dovere dell’ostetrica e delle istituzioni sanitarie è offrire la migliore assistenza possibile nel contesto scelto dalla donna.
Infine l’ultimo punto: i diritti delle donne
“la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna.”
Non credo che ci siano le basi legislative per sostenere una affermazione grave come questa.
La corte europea per i diritti umani ha deciso nel 2010 che tutti gli stati membri sono obbligati a garantire il diritto delle donne alla libera scelta del luogo del parto e del tipo di assistenza al parto.
Ma qui dovremmo anche ridefinire quali siano i rischi e quali i benefici di un HBAC in base a una situazione reale:
Un terzo delle donne (e nel sud molte di più) si ritrova con la pancia tagliata senza alcun motivo, se non la distorsione creata nel travaglio da imposizioni, definizioni di tempi arbitrari e interventi.
Molte di loro rimangono con un vuoto, con una depressione che si può trasformare in rabbia anche tanti anni dopo l’esperienza. Molte di loro cercano un riscatto, una guarigione con un parto spontaneo. Molte sono traumatizzate dall’esperienza ospedaliera. PIUTTOSTO IN UN CAMPO CHE TORNARE LA’, questa frase l’ho sentito più di una volta. Infatti, molte donne, per la mancata accoglienza da parte degli operatori, delle strutture sanitarie e anche delle ostetriche l.p. partoriscono da sole. E’ più sicuro questo che avere una ostetrica esperta in fisiologia accanto, che la prepara e accompagna?
Nel HBAC la donna guarisce, ritorna in sé, si riprende la sua forza. Questo è il beneficio. Messo sul piatto contro un rischio minimo, anzi uguale al parto normale forse la bilancia tende da quella parte.
L’HBAC più che una scelta è una necessità in un contesto dove l’ospedale troppo raramente offre un’accoglienza, un’assistenza fisiologica, un rispetto delle scelte e dei bisogni delle donne e coppie e la possibilità stessa di un VBAC. Questa è la realtà.
Prima di parlare dei rischi inesistenti di un HBAC nei confronti di un VBAC ospedaliero bisognerebbe parlare dei rischi di un’ospedalizzazione dove le evidenze scientifiche non sono rispettate, dove la medicalizzazione impera, dove il consenso informato viene ignorato o estorto e dove la donna non ha nessuna chance di essere partner attiva nel suo parto. Gli esempi di ospedali dove c’è una buona cultura dell’accoglienza non riescono a diventare modelli di riferimento e si trovano sempre a combattere in una posizione difensiva, senza alcun sostegno istituzionale.
Poi penso che se si tocca la libertà della donna di decidere sul proprio corpo, sul proprio parto, sul tipo di rischio che si vuole assumere, si rischia di scatenare una rabbia collettiva profonda e travolgente, creata da questo gigantesco esproprio del parto, e si va contro i principi sanciti dall’unione europea, oltre che contro la nostra costituzione.
E allora l’ostetrica cosa deve fare di fronte a una donna che sceglie? La sua etica le dice che la deve assistere, anche quando non ne condivide le scelte (cod. etico internazionale), con tutte le sue competenze professionali e con l’appoggio degli ospedali. Questo è il tipo di sicurezza che siamo in grado di offrire. Il risultato è frutto di aspetti globali più ampi.
Il tema è complesso.
La mia proposta:
Perché noi ostetriche non possiamo discutere in sede di convegno o consensus conference un punto di vista nostro, della midwifery su argomenti vitali come questo, partendo dalla donna e trovando un nostro approccio specifico prima di fare/subire degli editti che calano dall’alto o che semplicemente riproducono il parere medico (non quello scientifico)? La ricerca scientifica ci sostiene in questo e potremmo definire dei punti di riferimento dopo aver ascoltato gli esperti del settore: le ostetriche e le donne.
A mio avviso è importante un confronto con le esperienze extraospedaliere esistenti prima di definire se e come assistere i HBAC.
Cordiali saluti
Verena Schmid
Firenze, 5/9/2014
Grazie al blog Parto in Casa per aver pubblicato la lettera!
Al Comitato centrale FNCO
Roma
Lettera aperta
Oggetto: Parere tecnico redatto e approvato della FNCO riguardo al HBAC (Home Birth After Cesarean)
Cara Miriam,
la lettura del parere tecnico della FNCO rispetto all’assistenza a domicilio delle donne precesarizzate mi ha disorientato, sia per la presunta o parziale scientificità, sia perché non vi ho trovato niente del pensiero della midwifery o dell’etica dell’ostetrica.
Vorrei quindi commentare alcuni dei punti salienti e fare una proposta:
Punto 1: prima si afferma che
La probabilità di una rottura d’utero con una singola incisione trasversale del segmento inferiore è del tutto sovrapponibile a quella di donne con utero integro. (RCOG 2007, ACOG 2004)
Nonostante ciò è raccomandato nelle linee guida che
l’effettuazione del travaglio/parto presso strutture dotate di risorse professionali e tecnologiche adeguate ad assicurare un controllo continuo delle possibili complicanze e le immediate cure d'emergenza.
Qui l’ostetrica si dovrebbe porre e difendere i criteri della midwifery senza cedere al falso mito della sicurezza in ospedale.
La comunità scientifica tanto citata dice anche altre cose che vengono sistematicamente ignorate dal modello medico, che però possono rispondere alle raccomandazioni di qui sopra da un punto di vista della midwifery:
• in una donna sana con bambino sano a termine l’auscultazione intermittente del bcf è sicura e sufficiente. Il ctg porta solo a un aumento di tagli cesarei, non a un migliore outcome. Le donne con VBAC che hanno avuto una gravidanza fisiologica a termine dispongono delle stesse risorse delle donne con precedente parto vaginale.
• La modalità assistenziale più sicura e efficace è la continuità dell’assistenza.
• Il rispetto della fisiologia nel parto previene le complicanze del parto e produce migliori esiti per madre e bambino.
• Una buona sorveglianza clinica permette il riconoscimento precoce di eventuali complicanze che richiedono cure mediche.
• Gli interventi non necessari usati di routine in ospedale producono effetti avversi per madre e bambino.
Vorrei ricordare che le statistiche delle complicanze dei VBAC provengono dagli ospedali dove vengono praticate induzioni e epidurali anche su donne precesarizzate, dove viene somministrato loro ossitocina e dove sono spesso costrette a partorire immobili nella posizione litotomica, già dannosa di suo, magari pure con la Kristeller. Anche l’uso della ventosa non fa certo bene al segmento uterino inferiore. Non esiste inoltre un confronto tra pratiche ospedaliere di VBAC e pratiche ostetriche intra- o extraospedaliere, quindi non si può affermare che le complicanze in tutti i casi siano quelle pur minime citate nelle ricerche.
Non si può neanche pensare che chi ha creato l’epidemia dei cesarei (il modello medico) possa guarirla.
Oggi in tutto il mondo sono le ostetriche e solo loro che hanno gli strumenti per normalizzare il parto e in questo, che dovrebbe essere il loro principale compito, vengono fortemente ostacolate. Quindi la FNCO, che ci dovrebbe rappresentare, dovrebbe a mio parere assumere un punto di vista diverso da quello medico e sostenere le ostetriche nel perseguimento di questo obiettivo.
La comunità scientifica citata nel documento evidentemente non tiene conto delle esperienze di HBAC. Dato il numero altissimo di donne che hanno subito un cesareo innecessario e la scarsissima possibilità del VBAC negli ospedali, l’HBAC è aumentato in tutti i paesi del mondo. I risultati dell’HBAC in esiti positivi sono ben superiori a quelli ospedalieri: mi riferisco a uno studio sulle donne Amish in America, a una statistica di un’ostetrica spagnola con 150 HBAC, all’esperienza di Nancy Wainer, autrice del libro „Silent knife“ che assiste i HBAC dagli anni 80 e ad altre esperienze extraospedaliere incontrate: il successo in parto vaginale spontaneo è tra il 95 e il 97 % (contro il 50-60% in ospedale), le complicanze sono praticamente assenti, i trasferimenti in ospedale inferiori rispetto a quelli del parto domiciliare con donne integre.
In questo tipo di assistenza ci sono alcuni punti chiave in comune che potrebbero essere dei caposaldi e che offrono sicurezza:
• La continuità dell’assistenza (che permette tra altro l’elaborazione dell’esperienza precedente)
• Una buona preparazione al parto e il trattamento della cicatrice
• Un’alta motivazione della donna
• Un’assistenza rispettosa della fisiologia: inizio spontaneo del travaglio, libertà di movimento, sostegno emotivo, analgesia fisiologica, accompagnamento spontaneo delle spinte, l’uso dell’acqua
• Un’accurata vigilanza
• Un’alleanza terapeutica con la donna
In questo consiste l’arte della midwifery e in questo senso dovrebbero essere interpretati a mio parere i punti 2,3 e 4 del vostro documento!!
Arriviamo alle conclusioni del documento:
Se l’ostetrica deve informare la donna sui rischi del TOL, la deve informare anche sui rischi della medicalizzazione aggiunta, sulla scarsità di possibilità di ottenere un VBAC in ospedale e sullo scarso successo dei VBAC in ospedale.
Che il parto a domicilio sia una pratica non prospettabile non è sostenuto dalla ricerca e dalle esperienze, come esposto sopra, quindi non sarebbe un’informazione corretta da dare.
L’ostetrica a domicilio può “assicurare una sorveglianza intensiva delle condizioni cliniche materno-fetali, un’individuazione tempestiva delle possibili complicanze” e può trasferire la donna in ospedale prima che avvenga un’eventuale rottura d’utero per l’immediatezza delle cure d'emergenza in caso di rottura d’utero, evenienza che, come dice il vostro documento all’inizio, non è superiore a un parto senza precedente cesareo. Inoltre la rottura d’utero sulla cicatrice è meno drammatica di una rottura d’utero spontaneo.
Di nuovo viene citato l’ospedale come luogo di assoluta sicurezza, cosa non corretta, poiché se andiamo a verificare le complicanze, ce ne sono di più in ospedale che a domicilio.
Purtroppo alcuni drammi si sono consumati proprio in ospedale e troppo spesso perché la donna veniva indotta ed era costretta all’epidurale.
Dobbiamo ricordarci anche che il parto in genere non è sicuro in assoluto e se vogliamo sostenere il parto a domicilio, l’ostetrica e la midwifery bisogna accettare che qualche raro esito avverso possa esserci, al di là dell’operato dell’ostetrica, così come succede anche in ospedale. Statisticamente gli esiti avversi sono pari o inferiori a quelli in ospedale, ricordiamolo sempre. E la FNCO a mio parere dovrebbe sostenere le ostetriche sue iscritte se vuole promuovere il parto a domicilio e far sì che l’ostetrica sia a fianco della donna, non metterle sotto pressione (e far sì che altre prendano il loro posto).
Alla fine la scelta del tipo di rischio da assumersi è della donna, una scelta che può fare solo in base a una onesta informazione.
Mentre il dovere dell’ostetrica e delle istituzioni sanitarie è offrire la migliore assistenza possibile nel contesto scelto dalla donna.
Infine l’ultimo punto: i diritti delle donne
“la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna.”
Non credo che ci siano le basi legislative per sostenere una affermazione grave come questa.
La corte europea per i diritti umani ha deciso nel 2010 che tutti gli stati membri sono obbligati a garantire il diritto delle donne alla libera scelta del luogo del parto e del tipo di assistenza al parto.
Ma qui dovremmo anche ridefinire quali siano i rischi e quali i benefici di un HBAC in base a una situazione reale:
Un terzo delle donne (e nel sud molte di più) si ritrova con la pancia tagliata senza alcun motivo, se non la distorsione creata nel travaglio da imposizioni, definizioni di tempi arbitrari e interventi.
Molte di loro rimangono con un vuoto, con una depressione che si può trasformare in rabbia anche tanti anni dopo l’esperienza. Molte di loro cercano un riscatto, una guarigione con un parto spontaneo. Molte sono traumatizzate dall’esperienza ospedaliera. PIUTTOSTO IN UN CAMPO CHE TORNARE LA’, questa frase l’ho sentito più di una volta. Infatti, molte donne, per la mancata accoglienza da parte degli operatori, delle strutture sanitarie e anche delle ostetriche l.p. partoriscono da sole. E’ più sicuro questo che avere una ostetrica esperta in fisiologia accanto, che la prepara e accompagna?
Nel HBAC la donna guarisce, ritorna in sé, si riprende la sua forza. Questo è il beneficio. Messo sul piatto contro un rischio minimo, anzi uguale al parto normale forse la bilancia tende da quella parte.
L’HBAC più che una scelta è una necessità in un contesto dove l’ospedale troppo raramente offre un’accoglienza, un’assistenza fisiologica, un rispetto delle scelte e dei bisogni delle donne e coppie e la possibilità stessa di un VBAC. Questa è la realtà.
Prima di parlare dei rischi inesistenti di un HBAC nei confronti di un VBAC ospedaliero bisognerebbe parlare dei rischi di un’ospedalizzazione dove le evidenze scientifiche non sono rispettate, dove la medicalizzazione impera, dove il consenso informato viene ignorato o estorto e dove la donna non ha nessuna chance di essere partner attiva nel suo parto. Gli esempi di ospedali dove c’è una buona cultura dell’accoglienza non riescono a diventare modelli di riferimento e si trovano sempre a combattere in una posizione difensiva, senza alcun sostegno istituzionale.
Poi penso che se si tocca la libertà della donna di decidere sul proprio corpo, sul proprio parto, sul tipo di rischio che si vuole assumere, si rischia di scatenare una rabbia collettiva profonda e travolgente, creata da questo gigantesco esproprio del parto, e si va contro i principi sanciti dall’unione europea, oltre che contro la nostra costituzione.
E allora l’ostetrica cosa deve fare di fronte a una donna che sceglie? La sua etica le dice che la deve assistere, anche quando non ne condivide le scelte (cod. etico internazionale), con tutte le sue competenze professionali e con l’appoggio degli ospedali. Questo è il tipo di sicurezza che siamo in grado di offrire. Il risultato è frutto di aspetti globali più ampi.
Il tema è complesso.
La mia proposta:
Perché noi ostetriche non possiamo discutere in sede di convegno o consensus conference un punto di vista nostro, della midwifery su argomenti vitali come questo, partendo dalla donna e trovando un nostro approccio specifico prima di fare/subire degli editti che calano dall’alto o che semplicemente riproducono il parere medico (non quello scientifico)? La ricerca scientifica ci sostiene in questo e potremmo definire dei punti di riferimento dopo aver ascoltato gli esperti del settore: le ostetriche e le donne.
A mio avviso è importante un confronto con le esperienze extraospedaliere esistenti prima di definire se e come assistere i HBAC.
Cordiali saluti
Verena Schmid
Firenze, 5/9/2014
Grazie al blog Parto in Casa per aver pubblicato la lettera!
Offerta promozionale: pochi giorni per acquistare il libro al prezzo vecchio!
Alcuni libri vengono scontati con il tempo, altri aumentano di prezzo.
Vi comunico che tra breve il mio libro Memorie di un parto cantato. Una nascita gentile con Ibu Robin Lim sarà disponibile al prezzo di 14,90€ invece che 12€. Se siete interessate, vi invito ad acquistare il libro a prezzo "vecchio" entro i prossimi giorni presso l'editore Phasar, 12€ inclusa la spedizione!
Vi comunico che tra breve il mio libro Memorie di un parto cantato. Una nascita gentile con Ibu Robin Lim sarà disponibile al prezzo di 14,90€ invece che 12€. Se siete interessate, vi invito ad acquistare il libro a prezzo "vecchio" entro i prossimi giorni presso l'editore Phasar, 12€ inclusa la spedizione!
Friday, July 25, 2014
L'assistenza al parto a domicilio nelle donne precesarizzate è da ritenersi a rischio?
E' stato pubblicato qualche giorno fa il parere tecnico della FNCO sul parto in casa dopo il cesareo: http://www.fnco.it/news/l-assistenza-al-parto-a-domicilio-nelle-donne-precesarizzat.htm#
Questa opinione si basa sulle evidenze scientifiche e pareri autorevoli che sanciscono le pratiche mediche e hanno peso legale effettivo in Italia. Benché il rischio di una complicazione (la rottura dell'utero) sia minimo (0,2-1,5%) le conseguenze di questa complicazione sono potenzialmente letali. Il rischio di rottura dell'utero nelle donne con il precedente cesareo e donne con l'utero intatto sono, secondo le evidenze scientifiche riportate nel documento, pressoché uguali.
Sebbene l'intenzione della Federazione sia quella di tutelare le ostetriche dai contenziosi legali ed offrire una OPINIONE sulla sicurezza per le assistite, in pratica si tratta di un'interferenza nei diritti delle madri alla propria integrità fisica, all'autodeterminazione, al diritto di accettare O RIFIUTARE un trattamento medico e al diritto alla privacy (tutti diritti validi e comunemente accettati, ma nel contenzioso legale per niente scontati).
In quanto donne, cittadine e madri è vostro diritto prendere in considerazione i pareri degli esperti e decidere se accettarli o meno. Questo documento in pratica, vi toglie la possibilità di avere un'assistenza sanitaria nel caso in cui il vostro parere e le vostre scelte contrastino quelle degli operatori sanitari. Dunque, il vostro diritto alla scelta di decidere sul vostro corpo e su cosa sia meglio per voi e per il vostro bambino si riducono drasticamente.
Sul sito dell'associazione Innecesareo potete trovare una lettera molto chiara da sottoscrivere e spedire alla FNCO per esprimere il vostro disappunto: http://www.innecesareo.it/2014/07/liberta-di-scelta-nel-parto-rispondiamo.html. La trovate anche presso il sito dell'associazione Rinascere al natuale.
Qui potete firmare la petizione on-line: https://www.change.org/it/petizioni/il-diritto-di-scelta-non-si-tocca-il-parto-%C3%A8-nostro#share.
Il testo integrale della petizione (pubblicata con il permesso dell'associazione Innecesareo):
Siamo un gruppo di donne e mamme che oggi non possono tacere la loro indignazione di fronte a quanto scritto nel comunicato dal titolo “L'assistenza al parto a domicilio nelle donne precesarizzate è da ritenersi a rischio?” in cui la Federazione prende una posizione chiara e inequivocabile: le donne con pregresso cesareo non possono partorire tra le mura domestiche e le ostetriche hanno il dovere di non incoraggiare e assecondare questa volontà, nonostante il consenso informato.
Quello che ci lascia profondamente perplesse è constatare come in poche righe si sia riuscito ad abolire un diritto fondamentale di ogni essere umano e quindi anche di una donna che sta per mettere al mondo il proprio bimbo: scegliere liberamente per la propria salute.
Viviamo in una società in cui ogni essere umano reputato capace di intendere e di volere può rifiutare un trattamento medico, può scegliere le cure a cui sottoporsi o no ma oggi, con questo comunicato, questo diritto viene spazzato via.
Citando testualmente il comunicato, si legge: “l’ostetrica/o ha l’obbligo di comunicare alla donna che il parto di prova a domicilio, nel caso di donne precesarizzate, è da ritenersi una pratica non prospettabile"...e ancora "Ne consegue che, nel rispetto di quest’ultime l’ostetrica/o non deve proporre né assecondare la donna già cesarizzata ad affrontare un parto vaginale a domicilio. Tale condotta è da osservarsi anche a fronte di uno specifico consenso informato scritto in quanto la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna."
In altre parole: negando all’ostetrica la facoltà di assistere una donna che, dopo essere stata debitamente informata su tutti gli aspetti di tale scelta, vuole partorire presso il proprio domicilio, la FNCO vuole vietare a quella donna di valutare il rapporto rischio/beneficio secondo la propria personale ed esclusiva condizione e, cosa forse ancora più grave, vuole violare il suo proprio diritto fondamentale di scegliere come, dove e con chi partorire.
In questo modo la facoltà di scelta della donna viene scalzata dall’imposizione di una decisione da parte di un organo istituzionale. E questo non è accettabile!
Gli operatori sanitari possono intervenire al posto della donna unicamente "per stato di necessità" nei casi in cui non intervenire porterebbe un danno a terzi. Ma il danno a terzi deve essere imminente e certo.
Se si pone invece la rottura d’utero (peraltro rischio da cui non è esente nessuna donna) come spartiacque tra chi può partorire a casa e chi no, considerando che la possibilità che avvenga è comunque molto bassa, questa eventualità non può essere motivo per cui costringere la donna a sottoporsi ad una ospedalizzazione se non è tra i suoi desideri.
Abbiamo una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani, il caso “Ternovsky contro l’Ungheria”, che decreta come ogni donna, ogni partoriente – compresa la donna precesarizzata - abbia l’autorità di decidere in quali circostanze partorire.
Senza le professioniste della nascita però, senza che le ostetriche possano decidere liberamente se assistere o meno una donna con pregresso cesareo, questa sentenza perde di significato..il diritto della
donna non viene rispettato. . A meno che non si valuti, come alternativa all’HBAC, il parto in casa non assistito, e non crediamo che la FNCO voglia incoraggiare questa pratica.
La missione delle ostetriche è quella di stare accanto alle donne, in particolar modo alle partorienti. È sconcertante che proprio una federazione di ostetriche, piuttosto che schierarsi a favore delle donne consapevoli della loro forza generatrice e dell'importanza della vicinanza di un'ostetrica, cerchi di soffocare quella consapevolezza.
Noi oggi vogliamo opporci, vogliamo proteggere con forza e a gran voce il nostro diritto di non subire alcun trattamento, alcuna decisione, alcuna imposizione.
Vogliamo essere noi le protagoniste della nascita dei nostri figli. E non taceremo finchè non vedremo
rispettati i nostri diritti!
A Lei, D.ssa Guana, e alla FNCO chiediamo: oggi si nega il diritto all’HBAC, domani?
24 luglio 2014
"La Federazione nazionale dei Collegi delle ostetriche ed i Collegi delle ostetriche sono Enti pubblici non economici, la cui finalità è il perseguimento dell'interesse pubblico coordinato con l'interesse particolare della categoria professionale delle ostetriche." (tratto da http://www.fnco.it/la-federazione.htm)Nella conclusione del documento leggiamo:
"[...] Ne consegue che, nel rispetto di quest’ultime l’ostetrica/o non deve proporre né assecondare la donna già cesarizzata ad affrontare un parto vaginale a domicilio. Tale condotta è da osservarsi anche a fronte di uno specifico consenso informato scritto in quanto la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna."Carissime amiche che state valutando un VBAC a casa o avete amiche che ci stanno pensando, questo documento vi interessa e vi tocca direttamente perché a partire dalla data del documento non avrete garantita l'assistenza dell'ostetrica, visto che le ostetriche non sono autorizzate ad assecondare questa vostra scelta. Non solo la FNCO (che rappresenta TUTTE le ostetriche italiane) vi ha tolto la possibilità di un'assistenza sanitaria nella scelta di un VBAC a casa, la FNCO (di cui voi non fate parte) in pratica ha deciso che VOI non avete il diritto alle scelte che riguardano il vostro corpo.
Questa opinione si basa sulle evidenze scientifiche e pareri autorevoli che sanciscono le pratiche mediche e hanno peso legale effettivo in Italia. Benché il rischio di una complicazione (la rottura dell'utero) sia minimo (0,2-1,5%) le conseguenze di questa complicazione sono potenzialmente letali. Il rischio di rottura dell'utero nelle donne con il precedente cesareo e donne con l'utero intatto sono, secondo le evidenze scientifiche riportate nel documento, pressoché uguali.
Sebbene l'intenzione della Federazione sia quella di tutelare le ostetriche dai contenziosi legali ed offrire una OPINIONE sulla sicurezza per le assistite, in pratica si tratta di un'interferenza nei diritti delle madri alla propria integrità fisica, all'autodeterminazione, al diritto di accettare O RIFIUTARE un trattamento medico e al diritto alla privacy (tutti diritti validi e comunemente accettati, ma nel contenzioso legale per niente scontati).
In quanto donne, cittadine e madri è vostro diritto prendere in considerazione i pareri degli esperti e decidere se accettarli o meno. Questo documento in pratica, vi toglie la possibilità di avere un'assistenza sanitaria nel caso in cui il vostro parere e le vostre scelte contrastino quelle degli operatori sanitari. Dunque, il vostro diritto alla scelta di decidere sul vostro corpo e su cosa sia meglio per voi e per il vostro bambino si riducono drasticamente.
Sul sito dell'associazione Innecesareo potete trovare una lettera molto chiara da sottoscrivere e spedire alla FNCO per esprimere il vostro disappunto: http://www.innecesareo.it/2014/07/liberta-di-scelta-nel-parto-rispondiamo.html. La trovate anche presso il sito dell'associazione Rinascere al natuale.
Qui potete firmare la petizione on-line: https://www.change.org/it/petizioni/il-diritto-di-scelta-non-si-tocca-il-parto-%C3%A8-nostro#share.
Il testo integrale della petizione (pubblicata con il permesso dell'associazione Innecesareo):
Spett.le D.ssa Miriam Guana,
Presidente della Federazione Nazionale Collegi Ostetriche
Siamo un gruppo di donne e mamme che oggi non possono tacere la loro indignazione di fronte a quanto scritto nel comunicato dal titolo “L'assistenza al parto a domicilio nelle donne precesarizzate è da ritenersi a rischio?” in cui la Federazione prende una posizione chiara e inequivocabile: le donne con pregresso cesareo non possono partorire tra le mura domestiche e le ostetriche hanno il dovere di non incoraggiare e assecondare questa volontà, nonostante il consenso informato.
Quello che ci lascia profondamente perplesse è constatare come in poche righe si sia riuscito ad abolire un diritto fondamentale di ogni essere umano e quindi anche di una donna che sta per mettere al mondo il proprio bimbo: scegliere liberamente per la propria salute.
Viviamo in una società in cui ogni essere umano reputato capace di intendere e di volere può rifiutare un trattamento medico, può scegliere le cure a cui sottoporsi o no ma oggi, con questo comunicato, questo diritto viene spazzato via.
Citando testualmente il comunicato, si legge: “l’ostetrica/o ha l’obbligo di comunicare alla donna che il parto di prova a domicilio, nel caso di donne precesarizzate, è da ritenersi una pratica non prospettabile"...e ancora "Ne consegue che, nel rispetto di quest’ultime l’ostetrica/o non deve proporre né assecondare la donna già cesarizzata ad affrontare un parto vaginale a domicilio. Tale condotta è da osservarsi anche a fronte di uno specifico consenso informato scritto in quanto la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna."
In altre parole: negando all’ostetrica la facoltà di assistere una donna che, dopo essere stata debitamente informata su tutti gli aspetti di tale scelta, vuole partorire presso il proprio domicilio, la FNCO vuole vietare a quella donna di valutare il rapporto rischio/beneficio secondo la propria personale ed esclusiva condizione e, cosa forse ancora più grave, vuole violare il suo proprio diritto fondamentale di scegliere come, dove e con chi partorire.
In questo modo la facoltà di scelta della donna viene scalzata dall’imposizione di una decisione da parte di un organo istituzionale. E questo non è accettabile!
Gli operatori sanitari possono intervenire al posto della donna unicamente "per stato di necessità" nei casi in cui non intervenire porterebbe un danno a terzi. Ma il danno a terzi deve essere imminente e certo.
Se si pone invece la rottura d’utero (peraltro rischio da cui non è esente nessuna donna) come spartiacque tra chi può partorire a casa e chi no, considerando che la possibilità che avvenga è comunque molto bassa, questa eventualità non può essere motivo per cui costringere la donna a sottoporsi ad una ospedalizzazione se non è tra i suoi desideri.
Abbiamo una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani, il caso “Ternovsky contro l’Ungheria”, che decreta come ogni donna, ogni partoriente – compresa la donna precesarizzata - abbia l’autorità di decidere in quali circostanze partorire.
Senza le professioniste della nascita però, senza che le ostetriche possano decidere liberamente se assistere o meno una donna con pregresso cesareo, questa sentenza perde di significato..il diritto della
donna non viene rispettato. . A meno che non si valuti, come alternativa all’HBAC, il parto in casa non assistito, e non crediamo che la FNCO voglia incoraggiare questa pratica.
La missione delle ostetriche è quella di stare accanto alle donne, in particolar modo alle partorienti. È sconcertante che proprio una federazione di ostetriche, piuttosto che schierarsi a favore delle donne consapevoli della loro forza generatrice e dell'importanza della vicinanza di un'ostetrica, cerchi di soffocare quella consapevolezza.
Noi oggi vogliamo opporci, vogliamo proteggere con forza e a gran voce il nostro diritto di non subire alcun trattamento, alcuna decisione, alcuna imposizione.
Vogliamo essere noi le protagoniste della nascita dei nostri figli. E non taceremo finchè non vedremo
rispettati i nostri diritti!
A Lei, D.ssa Guana, e alla FNCO chiediamo: oggi si nega il diritto all’HBAC, domani?
24 luglio 2014
Innecesareo Onlus
Rinascere al Naturale Onlus (rinascerealnaturaleonlus.blogspot.com)
Noi vogliamo un vbac (gruppo FB)
Partonaturale.net
Subscribe to:
Posts (Atom)






